non fottere con il mio mezzodemone
June 3rd, 2009 » club del libro //Nel 2007 Lara Manni scrive una fanfiction su Inuyasha, un manga per adolescenti confusi durato 12 anni di cui 11 erano filler, e la mette sull’EFP. La legge un tizio che la segnala a un tizio che conosce un tizio e va a finire che nel 2009 Lara Manni pubblica quella stessa fanfiction con Feltrinelli.
Si chiama Esbat, esce domani in libreria. E’ un fanta-horror con echi Kinghiani che con tutte le virgolette del caso si può definire “dal sapore mangeggiante”.
E di Inuyasha, per fortuna, c’è molto poco.
Caso senza precedenti in Italia, Esbat passa con disinvoltura da un portale di proto-letteratura amatoriale a una delle più grosse case editrici del Paese. Come è possibile? Cosa significa? E come deve sentirsi la sua autrice?
Lei non si monta la testa (anzi, sul suo blog si trovano manifestazioni di puro panico per quello che le sta succedendo), sorride educatamente e dà risposte diplomatiche. Non è stato facile tirarle fuori i dettagli scabrosi.
Lara Manni, è vero che per far arrivare il tuo manoscritto fino alla scrivania del Signor Feltrinelli non hai dovuto elargire favori sessuali di alcun tipo, ma che in almeno un’occasione un editor ti ha chiesto di frustarlo con un gatto a nove code vestita da regina cattiva di Biancaneve?
Smentisco nel mondo più categorico, anche perchè vestita da Regina Cattiva starei malissimo. Inoltre aggiungo, tanto per prevenire ulteriori insinuazioni, che non ho mai dato feste per il mio diciottesimo compleanno, tanto meno a Casoria, e che nessuno dei miei book fotografici è finito sulla scrivania di Emilio Fede. Anzi, smentisco anche di possedere un book fotografico.
Non ne dubito. Avresti pubblicato con Mondadori.
A proposito di vecchi che vanno con le ragazzine, sei nella stessa collana di Moccia: quante docce ti fai al giorno per convivere con questa consapevolezza?
Ma dai? Non me n’ero accorta. Comunque preferisco il bagno.
Non che non apprezzi questa parentesi soft-core, ma passiamo alle cose serie. Scrivi praticamente per la prima volta in vita tua, così tanto per, e pubblichi con Feltrinelli un libro che nasce da una fanfiction che nesce da un fumetto giapponese, per di più ti piace Stephen King: gli ARTISTI che popolano la rete devono odiarti a morte.
Non dirmelo perchè sono già abbastanza fobica di mio. A mia discolpa posso solo dire due cose: primo, pubblicare un libro non è un traguardo, ma semmai l’inizio di un cammino, e nessun editore al mondo può dirti come sarà la strada. La seconda cosa è che credo che ci sia più interesse per le storie horror, negli ultimi tempi, e che sia stata questa la coincidenza che mi ha portato a pubblicare.
L’horror è piuttosto malvisto dagli ARTISTI. Perché è commerciale, perché è “facile”, perché non ti fa vincere il Pulitzer. Lo considerano un sottogenere, o uno spreco inutile di carta, o un piatto tipico della valsugana, insomma, NON-ARTE. Incurante di questo, tu ti consideri un’artista?
No, mi considero un piatto tipico laziale: rigatoni alla carbonara. Scherzi a parte, la risposta è ancora no. Mi considero una narratrice, una storyteller: o almeno mi piacerebbe riuscire a considerarmi tale.
E’ una vita che l’industria libraria pubblica libri che strizzano l’occhio ai manga. Non credi che farebbero prima a pubblicare i manga?
Negli ultimi anni il giappone ha esercitato su noi occidentali un fascino enorme: secondo te è perché i giapponesi hanno delle katane fichissime o ci sono ragioni più profonde?
Questa volta sono seria: davvero? Non mi sono resa conto di questo interesse nei confronti dei manga da parte dell’industria libraria, ma se c’è, ben venga. Quanto al Giappone, penso che semplicemente i manga raccontino belle storie, non sempre e non tutti, ma in genere c’è un bel po’ di roba tra cui scegliere. E poi, sì, i giapponesi hanno delle katane fichissime. E il sushi.
Un’altra caratteristica interessante dell’industria libraria nostrana sono le copertine che sembrano concepite con lo specifico scopo di spingere al gente a NON comprare i libri. Quella di Esbat è una delle poche che non mi fanno pensare ai disegni a pastelli fatti dai bambini nei campi di concentramento: hai avuto voce in capitolo nella realizzazione o solo culo?
Sono stata fortunata, perchè ho trovato illustratori, art director di Feltrinelli e lo staff editoriale che hanno lavorato sull’atmosfera del libro. E hanno lavorato benissimo.
Lara Manni è il tuo vero nome? Visto che il tuo campo è il fantasy-trattino-horror non dovresti avere un nome esotico, dal sapore germanico, con delle K o delle W, un secondo nome o almeno un paio di lettere puntate? qualcosa tipo Lahara K. T. Manni, magari?
E’ il mio vero nome: in compenso il mio nickname su EFP è Rosencrantz. Non è abbastanza esotico? L’ho scelto pensando a “Rosencrantz e Guildestern sono morti” di Tom Stoppard, che secondo me è una fan fiction tratta da “Amleto”.
Appena uno scrittore viene pubblicato tutte le persone che lo conoscono (e anche alcuni commessi dei negozi in cui è solito fare la spesa) gli rifilano il proprio manoscritto convinti che “se sei stato pubblicato vuol dire che hai POTERE DECISIONALE nella casa editrice e puoi dare il mio Romanzo Generazionale al tuo editore mentre fate una di quelle colazioni di lavoro che si vedono nei films“.
Ti è già successo?
Veramente no. Forse perchè il libro non è ancora uscito? Oppure devo interpretare in modo diverso lo sguardo del barista mentre mi ha macchiato il caffè, questa mattina? E, a proposito: ma davvero succede tutto questo? E, già che ci sono, esistono voli low cost per l’Alaska?
Succede davvero.
Comunque mi conforta sapere di essere il primo. Con questa mail ti allego il mio manoscritto: parla di una ragazza dark autolesionista con un disturbo dell’alimentazione che cerca una via d’uscita nella droga e in una serie di esperienze sessuali estreme, finché una dose non la uccide durante le riprese di un film porno. L’ultimo capitolo è scritto del punto di vista della dose.
Senti. Non so come dirtelo. Hai dimenticato l’allegato.
Esbat nasce come una fanfiction ma che è già quasi un racconto originale. Per pubblicarlo hai dovuto togliere il quasi. Quanto è stato problematico? pensi sia un’operazione che si può fare con qualsiasi fanfic o Esbat per sue caratteristiche particolari partiva avvantaggiato?
Non così tanto problematico, proprio perchè dopo i primi capitoli galoppavo da un’altra parte. Certo, in fase di revisione ho dovuto reinventare il manga originale: cambiare i nomi, la vicenda, i personaggi. Resta la somiglianza fisica e di status di due di loro, peraltro ritrovabili in moltissimi manga e videogiochi. E’ stato più problematico lavorare sulla coerenza del meccanismo, sulla psicologia, sulla lingua. Ho dato la caccia ad ogni singolo avverbio e mi sono presa a schiaffi da sola per la mia scarsa abilità nel gestire i punti di vista, ma sto lavorando ancora sul mio modo di scrivere e mai smetterò.
Io penso che questa operazione si possa fare su molte fan fiction: ne ho lette diverse che sono, di fatto, degli originali, e sono già strutturate come un romanzo. Nel fandom di Inu Yasha, ma anche in quello di Devil May Cry, o di Kingdom Hearts, o altri ancora. Dipende dallo scopo per cui si scrive la fan fiction: ci sono casi in cui è semplicemente e giustamente un gioco da condividere con altri appassionati, altri in cui è una manifestazione di entusiasmo. Ma ce ne sono alcuni in cui si sente la voglia di scrivere, e di migliorarsi.
Al di là della tua esperienza personale, credi nelle fanfiction come palestra per aspiranti autori, o pensi che permettere a chiunque di scrivere qualsiasi cosa e immetterla nella rete sia come dare una pistola in mano a una scimmia?
Come ti dicevo, sì, ci credo e ci credo molto. A me i commenti sono stati utilissimi: sapevo già dov’erano i punti deboli e su quali parti lavorare prima ancora di cominciare la prima revisione. Quanto alla pistola: secondo me dipende da quello che il fan writer vuole davvero. E dipende dai suoi commentatori: so che è una questione dibattutissima, ma se chi commenta capisse che più che dire “bello brava quando aggiorni” sarebbe utile un intervento critico, le cose migliorerebbero in fretta!
Concordo sull’utilità dei commenti, anche se non sempre è facile discernere tra un commento ragionato e una tipa che ti scrive “grazie per questa fic, mi sono bagnata tutta“.
Il sistema andrebbe regolamentato: per esempio, io credo che bisognerebbe far fare un test del QI a tutti quelli che vogliono iscriversi all’EFP. Se lo superi non puoi iscriverti.
Ma sai, basta non leggere un certo tipo di fan fiction: tanto si riconoscono dal sommarietto e dal font. Ah, e dall’invito: “RECENSIIIITEEEE o non aggiorno più”.
Quello del font è un problema serio: una volta ho letto una fanfiction di Kingdom Hearts dove quello che diceva Axel era scritto con un font rosso e quello che diceva Roxas in giallo (presumibilmente perché Axel ha i capelli rossi e Roxas è biondo). Non sono riuscito a masturbarmi perché leggere i dialoghi mi faceva lacrimare gli occhi.
Passami l’url subito! Ho proprio voglia di piangere un po’.
Fai poco la sgargiante: Esbat nasce come una fanfiction, eppure non c’è neanche una scena di sesso tra due uomini, come spieghi questa evidente contraddizione?
Ah, ma sei male informato! Certo che c’è una scena yaoi: non nel libro, ma nel bonus chapter pubblicato prima su Efp e ora disponibile sul mio blog. Ci tengo alle tradizioni, io!
Ti rendi conto che in questo modo nessuna tipa ti scriverà “grazie per questo libro, mi sono bagnata tutta”? Ma che razza di persona sei?
Un mostro. Non lo avevi capito?
Alla fine dell’intervista Lara Manni mi ringrazia per averle fatto solo domande superficiali e mi invita a mangiare un piatto di rigatoni alla carbonara: spero che a Studio Aperto fraintendano e dicano in giro che Lara Manni offre la cena a chi compra il suo romanzo come hanno fatto con Violetta Bellocchio.
June 3rd, 2009 at 16:37
[...] DELL’AGGIORNAMENTO: Terza intervista del giorno. Me l’ha fatta Andrea e …è MOLTO anticonvenzionale! Come il suo blog, del [...]
June 4th, 2009 at 13:48
il mio feticismo per i titoli senza apparente significato è molto compiaciuto
June 20th, 2009 at 16:37
Capito per caso sul tuo spazio, e con piacere.
Mi piace molto il tuo modo di scrivere e non ti nascondo di essermi fatta anche parecchie risate su alcune tue battute.
Sì, lo so, ridere davanti ad uno schermo fa tanto nerd.
Tornerò sicuramente a leggerti, a bientot.