Capitani Oltraggiosi (Captains Outrageous) — Joe R. Lansdale, 2005, Einaudi
Per la rubrica il Lansdale del mese, il sesto capitolo della serie ad Hap e Leonard gliene succedono di ogni: c’è poco da dire, al sesto romanzo con lo stesso schema e gli stessi personaggi è difficile tirare fuori roba veramente originale o varia o elettrizzante o. Chi se lo piglia deve anche aspettarselo e c’è poco da scuotere la testa e fare la faccia meravigliata.
Rocambolesca successione di disavventure ad ambientazione balneare legate assieme dal filo conduttore della randomness, qualche sparutissimo sprazzo di atmosfere noir e una storia di ritorsioni e vendetta che entra “nel vivo” più o meno a tre quarti, trasformando tutto quello che è successo prima in un interminabile, superfluo e inspiegabile prologo. A salvare la baracca è la fidelizzazione del lettore (presente), che ormai sente Hap e Leonard come amici suoi (ma che non frequenterebbe mai perché, ok, siamo seri, questi due portano veramente sfiga), lo spolvero di un mucchio di personaggi secondari dai romanzi precedenti e la penna di Lansadale, che quando c’è da far parlare due scaricatori di porto non lo fotte nessuno.
Tutti gli intellettuali giovani e tristi (All the sad young literary men) — Keith Gessen, 2009, Einaudi
Se non altro sono contento di aver letto questo libro in un momento della mia vita in cui riesco a riconoscere una simile marea di cazzate: mi fosse capitato al liceo credo che l’avrei divorato, adorato, sognato di diventare come uno dei protagonisti. L’ho preso in mano adesso solo perché dopo aver letto quaranta recensioni ero sicuro al 100% che il libro era brillante, spiritoso e ironico. Ma una sconcertante verità si è fatta strada in me man mano che lo leggevo: la gente non ha idea di cosa voglia dire “ironico”.
Una noia mortale, sterile, sfinente. Gessen descrive tre inutili teste di cazzo, un po’ patetici un po’ titanici, impelagati in dottorati senza fine, esordi letterari immaginati, rapporti disfunzionali con le donne e lagnarsi perché il governo Bush bla bla bla — gente da caricare di botte dalla mattina alla sera, prima che lo faccia Feltri e si prenda il merito di aver sconfitto la lobby radical-chic. Uno di loro, Keith, si chiama persino come l’autore, ma del resto Gessen non fa molto per nascondere quanto tutti e tre i protagonisti siano sfacciatamente autobiografici: alcuni direbbero “guardarsi l’ombelico”, ma l’espressione più corretta in questo caso è “venire risucchiati dal proprio buco del culo”.
Genssen comunque scrive molto bene, di questo bisogna dargliene atto, ma ci tiene veramente troppo a farcelo sapere. Questo a discapito della comunicabilità di fondo: c’è un messaggio, un senso in questo mare di pippe? Io non l’ho trovato ma forse è perché non sono un democratico ebreo americano di discendenza russa abbonato alla sua rivista — perché sì, Gessen ha anche una rivista. Interessante nota finale, pare che lui e Dave Eggers siano nemici giurati: non sembra anche a voi la più triste guerra tra poveri EVER?
Sono io che me ne vado — Violetta Bellocchio, 2009, Mondadori
Un bel giorno Layla Nistri si stanca di distruggere vite e come logica conseguenza fa i bagagli e apre un agriturismo in una Toscana che sembra l’Arkansas. Qui incontra Sean Martinelli, grafico, tuttofare ed ex tossicodipendente che la coinvolge suo malgrado nel cammino per la redenzione.
Sono io che me ne vado è il primo romanzo di Violetta Bellocchio e la cosa più divertente che abbia letto quest’anno. E’ stato, per quel che ne capisco, un caso letterario per tutta una serie di motivi — menate sul cognome dell’autrice, polemica sul prezzo*, una campagna di marketing rimasta incompresa e la gente su anobii che rosica — che con la letterarietà c’entrano molto alla lontana e che rischiano di distogliere l’attenzione da cosa è veramente importante, ciò per cui un romanzo come questo merita rispetto: innanzitrutto la protagonista è sulla soglia della trentina, eppure, straordinariamente, non caga il cazzo col fatto di essere single o con parallelismi tra lei e un personaggio di Sex & The City (niente Sex & The City: ecco perché la Bellocchio è stata tacciata di avere uno “stile maschile”); secondo, Layla e Sean sono dei nerd gigantoscopici; terzo, vi si spiega con dovizia di particolari come mettere in scena un finto fatto di sangue e farci i soldi; quarto, c’è un rapporto genuinamente disfunzionale con la religione; quinti, ci sono i vampiri.
E il motivo per cui spoilero con tanta leggerezza il cosa è che il fascino del libro sta soprattutto nel come. Nella forma, nello stile tagliente, nella scrittura semplice e rapidissima con cui la Bellocchio ti tiene letteralmente incollato al libro per quasi 350 pagine, nel linguaggio che va oltre il sapere cosa sono un torrent o la regola 34 (o perché le gif animate e il comic sans fanno schifo — e la critica a strabuzzare gli occhi e parlare di “popolo di internet” e “generazione dei blog”, geez) per connotarsi come qualcosa di estremamente fresco e contemporaneo, nel gusto per la citazione mai gratuita, nello humor nero, nel tratteggiare personaggi che non potrebbero ergersi a emblemi di una “generazione smarrita” neanche con una pistola puntata e in cui, tuttavia, è impossibile non ritrovarsi (io vado per “Ciotola”, il ragazzo del videonoleggio col complesso di edipo e l’ossessione per i complotti), nei toni distaccati e antimelodrammatici con cui riesce a parlare di cose come stupro, vendetta, fede e dipendenza.
A costo di diventare emotivo (e dare un vantaggio ai bracconieri che mi sono alle costole), mi sbilancio fino a dare un giudizio estremamente personale: Sono io che me ne vado è il libro che aspettavo di leggere da tantissimo.
*polemica che non sono sicuro di aver afferrato: 18 euri sono troppi per un esordiente? 18 euri sono troppi per un libro! ma che la Mondadori si crede che la mia famiglia di mestiere contrabbanda zanne di elefante?
Mr Paradise — Elmore Leonard, 2005, Einaudi
Elmore Leonard è, assieme a Lansadale, un altro tra i più grossi crime novelist americani viventi; ottantenne, estremamente prolifico, sorprendentemente attento alle mode, è lo scrittore preferito di Quentin Tarantino, Stephen King ne elogia la bravura nei dialoghi, il cinema se potesse adatterebbe anche la sua lista della spesa, e da quest’anno grazie a un suo racconto breve Timothy Olyphant indossa un cappello da cowboy e dà vita a Justified, la serie televisiva più figa del momento. Mi verrebbe da dire che Mr Paradise è uno dei suoi ultimi romanzi, ma nel momento in cui avrò finito questa frase lui ne avrà già pubblicati altri otto.
Un vecchio miliardario viene freddato in casa sua mentre è in compagnia di una puttana, un poliziotto indaga su questo e altri due o tre casi contemporaneamente ma pensa ad altro, i due killer che hanno eseguito il lavoro su commissione non riescono a farsi pagare e una modella finita sul luogo del delitto praticamente per caso cerca di trarne qualche profitto. Mr paradise è un libriccino molto gustoso, un hard boiled con tutti i crismi e tutti i chiodi fissi di Leonard: i negri, la città di Detroit, la femme fatale che tiene il piede in due scarpe e cerca di fottere tutti, il sottosuolo criminale fatto di imbecilli e gangster improvvisati (ricorre spesso la considerazione che la polizia dovrebbe solo ringraziare Dio per quanto sono stupidi o fatti o entrambe le cose), la trama intricata, la prosa essenziale quasi da partitura teatrale (o script cinemtaografico, che dir si voglia), il racconto nel racconto, i dialoghi fittissimi e oziosi (geniale la divagazione sul marito della nipote della vittima che vende sperma di toro e tutti gli chiedono come si fa a “raccoglierla”). Semplice, spassoso, senza una sbavatura.
Da segnalare, nell’edizione italiana, traduzione e postfazione a cura di di Wu Ming 1, che riempie le pagine di trivia e note esplicative costantemente in bilico tra il futile e la pedanteria del guardate quante ne so — cosa che, siamo onesti, è esattamente quello che farebbe chiunque altro al posto suo.
June 26th, 2010 at 00:06
Mr.Paradise è il mio libro preferito, la tua recensione del pilot di PLL è qualcosa di fenomenale, vorrei solo farti i complimenti per il tuo blog e per il tuo modo di scrivere:
Unico dissacrante acuto e divertente
July 1st, 2010 at 11:49
Si dai, tutto amano Kaw.
Ora vedi di metterti in fila, e non spingere!
July 7th, 2010 at 17:26
Ecco. mi hai appena consigliato cosa leggere quest’estate, quindi sappi che, se mi rovini le vacanze, ti verrò a cercare a settembre, :)
July 12th, 2010 at 19:16
@ Marco: la posta in gioco è piuttosto alta, per sicurezza ti aggiungo ai compiti della vacanze anche il fumetto di Scott Pilgrim come lettura di alleggerimento.