fuckantastic

June 14th, 2010 » ciccionerd gentemanga, cineocchio     

Iron Man 2 — batti il ferro finché è caldo

(ho trovato questo post nelle bozze della dashboard. l’avevo scritto circa un mese fa, approfittando dell’essere fresco di visione per piazzare al volo un vigliacchissimo post per punti. la scusa non regge più, l’elenco rimane.)

– assolutamente non all’altezza del primo

– la morale è che Iron Man è l’incarnazione dell’american dream e i cattivi sono quelli che rosicano

– OH NOES un cattivo con dei… nastrini laser? SRSLY?

– il pizzetto di RDJR mi suscita sentimenti ambivalenti

– ci sono almeno due scene che si vedono nei trailer e che nel film non ci sono. credevo che cose di questo genere succedessero solo con film tipo Highlander dal quarto in poi.

– Si potrebbe parlare per ore di come l’essersi rifatto i connotati a suon di cazzotti sembrava aver messo la parola fine sulla carriera di Mickey Rourke e invece lo guardi adesso e sembra che sia nato per ruoli come questi — limitiamoci a dire che come cattivo è spaventosamente in parte e i tatuaggi “da prigione russa” sono fichissimi.

– Tò, c’era Sam Rockwell. Faceva il cattivo coglione. Peccato.

– Scarlett Johansson era un altro film. Bellissima, snodata, fappabilissima, ma chiaramente aggiunta in postproduzione e attaccata a tutto il resto con lo scotch di carta. Recitativamente inesistente, la sua presenza in scena non ha il minimo senso, è una meravigliosa bambola gonfiabile che qualcuno ha dimenticato sul set.

– l’armatura nella valigetta merita da sola tutto il film.

– bla bla bla la faccenda del negro sostituito senza motivo.

– si delinea sempre più nettamente l’atmosfera fumettosa da megacrossover che culminerà nel 2012 con Avengers, e a me piace assai: oltre al martello di Thor che si vede nella canonica scenetta dopo i titoli di coda (in sala avevano acceso le luci, figli di puttana), nel corso del film tra le cianfrusaglie del padre Tony trova lo scudo di Capitan America (e nel film di Capitan America il padre di Tony comparirà tra i personaggi secondari).

– Tutte le scene con Happy, l’autista di Tony. Parliamone. Già così uno le vede e pensa “ma che cazzo” e “ma ce n’era bisogno?”, sapere poi che a interpretare il personaggio è lo stesso tizio che dirige il film, ti mette di fronte alla consapevolezza che Jon Favreau si è rimboccato le maniche e ha detto “bella lì, ora giriamo un po’ di scene in cui io sono buffo e simpatico ma so anche dare due cazzotti quando è il momento”. Io questo me lo aspetto da comparsa-seduta-al-tavolo-sullo-sfondo-#7, che gli dicono “sta seduto” e lui capisce “secondo me è meglio se faccio un po’ di break-dance”, non da quello che dirige la baracca. Shame on you! Jon Favreau tra l’altro faceva il fidanzato di Monica in Friends, quello ricchissimo che poi la lasciava per diventare il campione di “lotta estrema“, quindi quando lo vedi che fa a botte passi tutto il tempo a chiederti se l’inside-joke era volontario o meno.

– durante la battaglia finale ho avuto un blackout, ho perso i sensi per mezzora e quando mi sono svagliato stavano ancora sprarando.

– Salvare la giornata e inventare un nuovo elemento della tavola periodica WTF

– Samuel Jackson con la benda WTF.

– Tony/Pepper: CHEPPALLE. ma non potevano mettersi insieme e non rompere i coglioni, come del resto la fine del primo IM faceva sperare? certo, in quel caso avrebbe avuto ancora meno senso la presenza di Black Widow e — mioddio che razza di mostro può costringerti a scegliere tra Guyneth Paltrow e Scarlet Johansson? ve lo dico io chi, Jon Favreau, quello che ha detto “bella lì, ora giriamo un po’ di scene in cui sono buffo e simpatico ma so anche dare due cazzotti quando è il momento”.

Intendiamoci, il film sarebbe pure scritto bene, se durasse quattro ore. Invece ne dura due e manca fisicamente lo spazio per parlare in maniera esauriente di almeno una delle cinquecento cose che Justin Theroux (che in vita sua ha scritto solo questo e Tropic Thunder, e come Favreau pure lui è fondamentalmente un attore) ha voluto infilarci a tutti i costi. Il confronto col primo, che peraltro è il miglior superhero movie finora realizzato (non che ci sia sta gran gara: esclusi gli ultimi due Batman, che sono vere e proprie prove autoriali di Nolan, gli unici che non sono delle cagate sono questo e Spiderman), è ingeneroso, ma tolte le ingenuità e le superficialità dello script quello che rimane è comunque quello per cui si aveva pagato fin dall’inizio: una simpatica fracassonata con gli effetti speciali e le armature fighe, impreziosita dagli one-man-show di Rourke e Jackson che badassano e RDJR che cialtroneggia.

June 12th, 2010 » ciccionerd gentemanga, troppa tv fa bene     

i’m in my country doing animu from your series

E’ ufficiale, me l’ha detto l’internet, i giapponesi stanno facendo l’animu di Supernatural e anche se per ora l’unica immagine che gira è questa, è già la cosa più AWESOME di sempre.

Oh, chiariamoci, nulla di sorprendente. Una scelta più che ragionata, considerando che Supernatural è praticamente Fullmetal Alchemist e che Fullmetal Alchemist l’hanno già fatto. Due volte.

L’uscita è prevista per gennaio 2011, lo staff tecnico è quello della Madhouse, quindi da quel punto di vista davvero nulla da eccepire. La serie sarà composta da 22 episodi straight-to-dvd che dovrebbero coprire le prime due stagioni del telefilm: sarà — inquietante vedere i giappi alle prese con una storia che trabocca americanità da ogni parte (l’avventura on the road, il culto della macchina d’epoca, il protagonista eterosessuale), ma soprattutto sarà impagabile assistere all’inevitabile rielaborazione grafica che subiranno i personaggi più anziani, sporchi e sudati (Bobby, Papachester…) trasformandosi in attraenti 25enni dai capelli lucenti secondo il canone nipponico dell’uomo di mezza età.

O magari verrà una cosa tipo Heroman. Dio, fa che venga una cosa tipo Heroman.

April 23rd, 2010 » ciccionerd gentemanga     

questi autori che fanno pubblicità alla mafia

Saviano, quelli de La Piovra. E come dimenticare Hirohiko Haraki?

September 12th, 2009 » ciccionerd gentemanga, cineocchio     

…ma d’ora in poi lo SHIELD chiederà consulenze al commissario Basettoni?

In molti, di fronte alla pur rilevante notizia dell’acquisto della Marvel Comics da parte della Disney, hanno evitato di farsi trascinare dall’isteria collettiva, mantenendo invece il sangue freddo e giudicando la faccenda con calma e oggettività. Questo post è a beneficio di tutti gli altri.
Visto che finché ve lo dicono i professionisti e gli esperti del settore non ci credete, proverò a dire io la stessa identica cosa: non succederà niente, quindi, per l’amor di Dio, BASTA temere che sangue e parolacce spariscano dalle storie del Punitore, BASTA battute “ma adesso il Dottor Destino assumerà come scagnozzi la Banda Bassotti?” e BASTA con le fanart di Topolino vestito da Wolverine e Pluto da Galactus, avevano rotto il cazzo il giorno prima che iniziaste a farle.

Un grande gruppo ne compra un altro, succede nel mondo degli affari qualcosa come una volta la settimana.

La Walt Disney Company è una delle più grosse multinazionale del mondo (forse la più grossa): a parte i più ovvi parchi e canali monotematici, possiede migliaia di altri marchi, prodotti, case, città, nomi di automobili, fabbriche di sigarette, pozzi petroliferi e compagnie che a loro volta posseggono altri marchi, prodotti, case, città, nomi di automobili… Troppe cose per poter esercitare una sensibile influenza su tutte, se c’è veramente il desiderio di esercitare un’influenza e non si limita a incassare il pizzo alla fine di ogni mese.
Non ha cambiato la programmazione dell’ABC, che trasmette Lost (fareste vedere a vostro figlio Lost? sì, per punirlo), Grey’s Anatomy (la protagonista è un’enorme vagina) o sit-com come Scrubs (battute sulla masturbazione in ogni puntata) o Better Off Ted (esilarante satira sulle multinazionali); non ha gettato nel fuoco i film dello studio Ghibli, lo studio di Hayao Miyazaki considerato l’anti-Disney per eccellenza, di cui detiene i diritti per la distribuzione in America; non blocca la trasmissione di History Channel, che propone qualcosa come 20 ore al giorno di documentari sui serial killer.
Ora io non sto dicendo “multinazionale buona”, sarebbe ridicolo anche solo pensarlo, ma sbaglia chi nella tabella degli allineamenti di D&D del proprio cuore insiste per voler inquadrare a tutti i costi la Disney nella casella “chaotic evil“. Neutral evil, tutt’al più.

Senza contare che quel fumetto “a misura di poppante” a cui l’isteria di massa fa riferimento non è una prerogativa della casa madre, ma anzi. Quell’universo fumettistico fatto di paperopoli, topolinie, 313 e commissari Basettoni tatuato a vita nell’immaginario collettivo di ognuno di noi è al 99% farina di artisti italiani, che salvo qualche timido tentativo di esportazione di quando in quando, gli americani non si cagano di striscio dal 1940 (non per nulla, le uniche cose che si sono comprati con un minimo di entusiasmo sono PK e WITCH, produzioni atipiche per l’italia che appunto ricalcavano, soprattutto PK, il modello supereroistico della Marvel). I fumetti alla Disney non sono mai interessati granché, se anche volessero “correggere” l’universo Marvel non saprebbero su cosa rimodellarlo.

Se c’è qualcosa della Marvel su cui la Disney vorrà mettere le mani, quella sarà la divisione cinematografica, che con le pellicole sui supereroi ha fatto negli ultimi anni imbarazzanti paccate di soldi. E anche in tal caso, cioè se “a rischio” fossero solo i film, non vedo cosa ci sia di cui preoccuparsi: la Disney possiede già la Miramax. Che, per dirne una, produce e distribuisce i film di Quentin
Fottuto
Tarantino.

E cerchiamo di arginare, già che ci siamo, il processo di beatificazione della Marvel quale paladina della libertà di espressione solo perché è stata inglobata da una azienda più family-friendly.

Se volevate battervi il petto perché oh noes la Marvel diventerà a prova di bambino
e metteranno la museruola a Warren Ellis potevate farlo quando la politica antifumo di Joe Quesada (attuale e sgraditissimo editor in chief) ha fatto sparire sigari e sigarette a gente come Gambit, Nick Fury e Wolverine, quando dalle parolacce censurate si è passati a non mettere proprio le parolacce, quando gli strascichi della “No Gays in the Marvel Universe” policy datata 1980 hanno impedito che si vedesse una sola coppia omosessuale fino al 2006, quando la linea editoriale dell’Uomo Ragno è diventata azzerarne ciclicamente la continuity (l‘ultima, in ordine cronologico, imbarazzante trovata vede l’Uomo Ragno fare un patto col diavolo per resuscitare zia May (!!!), a condizione di rionunciare al suo matrimonio (???). WTF da tutte le direzioni) e rinarrarne a cadenza regolare le origini ririririproponendo sempre gli stessi cattivi per essere sicuri oltre ogni dubbio che le nuove generazioni che l’hanno visto al cinema possano cominciare a leggerlo senza fare fatica.

Gli sbudellamenti del Punitore o la prosa “colorita” di Warren Ellis (che comunque è sempre stata più colorita quando lavorava per conto suo o per la DC) correranno, con molta probabilità, gli stessi rischi che correvano prima.
Perché mai la presenza della Disney in un binomio creativo dovrebbe significare “censura”? Guardate Kingdom Hearts, produzione nippo-americana realizzata in tandem con la favolosa SquarEnix: coppie gay come se piovessero (e un menage-a-trois quasi canon) con la benedizione di “re” Topolino.
Ad autocensurarsi e rincoglionire le storie la Marvel ci è sempre riuscita perfettamente anche da sola.

August 1st, 2009 » ciccionerd gentemanga     

ma il mondo emerso se ne frega (o anche: durante il compito in classe la maestra dice a pierino “pierino, non puoi copiare da giannalberto”e pierino “ma maestra, lo sto omaggiando!”)

Inutile continuare a far finta di niente di fronte al mutare dell’assetto socio-economico del nostro paese, la verità è sotto gli occhi di tutti e il silenzio dei media, in ginocchio come sempre, ne è la conferma: in Italia le cose non sono più le stesse da quando gli scienziati di internet hanno coperto che i ragazzi che leggono i libri di Licia Troisi non sono completamente deficienti.

Partiamo dal principio, casomai non viveste nel Mondo Emerso.
Licia Troisi è una laureata in fisica secondo la quale per tirare con l’arco non ci vuole molta forza [1], un giorno scrive un pippone signoredeglianelliggiante con protagonista una insopportabile Mary Sue che diventa grazie a una campagna pubblicitaria invasiva e criminale il libro fantasy più venduto della storia dell’editoria italiana — cioè vende più di sette copie.
La Panini, avendo esaurito i vecchi numeri di Rat-Man da ristampare, si butta nell’affare e decide di produrne un fumetto, un’operazione tutta italiana e pronta per l’esportazione, come del resto già i romanzi, che subisce però una brusca battuta d’arresto quando una fan — che per puro caso era anche una fan dello shonen manga e del regista di anime più famosi del mondo — nota come certe tavole, opera del capace et illustrissimo Giuseppe Ferrario, siano letteralmente ricalcate da vignette di Naruto e illustrazioni di Miyazaki.
Appassionati in delirio, figura di merda intergalattica.

Per toccare con mano lo scandalo e vedere le tavole incriminate qui c’è la discussione dove tutto ha avuto inizio e qui un articolo che ricostruisce la vicenda e ha il pregio di non intitolarsi “IL POPOLO DI INTERNET SMASCHERA PLAGIO”.

Onestamente, però, non riesco a prendere una posizione — il che è strano perché quando c’è da dirigersi a casa di qualcuno con torce e forconi sono sempre in prima fila.
Chiariamoci: Ferrario, che di fronte alla perfezione millimetrica con cui le sue vignette combaciano coi disegni di Miyazaki e Kishimoto si trincera dietro il sacro diritto di omaggiare un artista amato, ha la credibilità di un adolescente con gli occhi arrossati che cerca di spiegare alla madre che no, sono così perché ha dormito poco, lui non se le fa le canne — se solo riuscisse a smettere di ridere nervosamente e di grattarsi. Ma poi mi dico: che ne so io di come viene fatto un fumetto in Italia, di come lavora un fumettista o un team di fumettisti in Italia? Dove finisce l’omaggio e inizia il plagio? Quello che vale per me deve necessariamente valere anche per tutti? E a fronte di questo, VOGLIAMO FORSE LIMITARE la libertà di un artista di copiaincollare con photoshop lo sfondo fatto da qualcun altro e chiamarlo “lavoro”? DOVE SIAMO, NELLA CINA ZARISTA DI STALIN?!?!

La verità è che me ne frega così poco delle Cronache del Mondo Emerso che una parte di me ritiene Ferrario un eroe della rivoluzione e il prodotto nato dal suo non-lavoro uno schiaffo al sistema, oltre che una tassa sulla stupidità di chi sente il bisogno di possedere un fumetto tratto dai libri della Troisi. Ma se volessi farmi un’opinione più articolata, c’è un metodo che non fallisce mai: analizzare i punti di vista delle parti in causa, trovare il più idiota, pensare l’esatto contrario.

La Panini fa la faccia di chi capitava di lì per caso. Al grido di “le mie responsabilità finiscono…… qui” rilascia un comunicato stampa striminzito e annuncia che la serie è sospesa. Non entra nei dettagli, ma intanto fa il nome del disegnatore, spcifica che il problema riguarda solo lui.
Quando insinuato, lo stesso Ferrario nega qualsiasi pressione da parte della casa editrice. Come se al mondo esistesse un potere abbastanza grande da impedirmi di immaginare che sia avvenuta una conversazione di questo tipo:
«devi fare una cosa stile manga»
«stile manga? io sono un disegnatore della Disney»
«STILE MANGAAAAAAAAAAAAA»

Roberto Recchioni, sceneggiatore del fumetto, dimostra invece onestà intellettuale, calma e ragionevolezza che mai mi sarei aspettato da qualcuno che è stato costretto per lavoro a leggersi la Troisi e adesso non se ne fa neanche più un cazzo. Non fa nomi, lui, ma non fa neanche sconti al disegnatore che lo ha trascinato in questa magra figura; ammette la porcata — è uno dei pochi — come ammette anche che quei disegni uno solo li ha fatti ma altri venti professionisti se li sono passati dicendo “ok bello” e non accorgendosi di niente. Dopodiché pubblica sul suo blog la sceneggiatura originale delle tavole incriminate, dimostrando oltre ogni possibile dubbio che non c’era scritto da nessuna parte “per questa vignetta mi copi Naruto, per quest’altra prendi uno sfondo da Miyazaki”.

La Troisi fa la dama ferita e ne ha ben donde: aveva appena scoperto che c’erano dei soldi in Italia che gli adolescenti non le avevano ancora dato. Colpevole questa volta solo di essere stata la forza ispiratrice, ci regala comunque un bel momento di wtf ospitando sul suo blog l’intervento di Paolo Barbieri, responsabile dell’unica cosa decente dei suoi libri, le copertine.
Agli otaku — la cui tesi sostanzialmente è: ce ne siamo accorti noi aggratis, non veniteci a dire che non potevate accorgervene voi che lo fate di mestiere — che, nel delirio di onnipotenza così tipicamente internet duepuntozero di chi discute una cosa in largo anticipo rispetto agli “adetti ai lavori”, chiedono di lavare il disastro diplomatico col sangue di Ferrario, della Troisi, di Recchioni, della Panini, del Papa e di Berlusconi (sicuramente eccessivi, io mi sarei accontentato del papa), Barbieri cerca di rigirare la frittata: il panorama è troppo vasto per accorgersi di tutto, gli stessi otaku probabilmente non riconoscerebbero plagi che non riguardano il loro campo. Il suo cavallo di battaglia è “il professionismo non comporta la conoscenza totale”, ma qui non si parla di ipotetiche tavole copiate da ipotetici fumettisti polacchi e non riconosciute da ipotetici nerd, Ferrario ha ricalcato Naruto, che è tipo il manga per ragazzi più venduto del mondo.
Nel fare appello allo “sterminato mondo visivo” che solo i professionisti conoscono mentre gli otaku NON POSSONO NEMMENO IMMAGINARE!!!1 Barbieri elenca poi i suoi calciatori preferiti

Ma dico io,voi conoscete tutto?
Conoscete Moebius ed Enki Bilal? conoscete Keith Parkinson,Chris Moore, Herman Vogel,Oscar Chichoni, Karel Thole,Guerrino Boatto,Victor Togliani,Chris Foss,Eleuteri Serpieri,Michael Pangrazio,Frank Ordaz,Ralph McQuarrie,Omar Rayyan,John Jude Palencar,John Harris,Mark Harris,Krueger,Kurt Wenner,Renato Casaro ,Drew Struzan e tanti altri ?

Nulla da eccepire, cercare di annichilire un interlocutore sbattendogli in faccia quanti artisti conosci tu e lui no è un espediente popolarissimo tra i ragazzi della terza media, ma il punto è sempre quello: riconoscere Miyazaki e Naruto non era così difficile. Per dei professionisti. Che pubblicano Naruto.

Ma Barbieri è sicuramente la voce più mite e pacata del coro. Questo atteggiamento da noi artisti contro voi fruitori merde è ripreso con molto più entusiasmo dalla gilda del fumetto italiano, che offre un’immagine di sé davvero scadente e pietosa, tra chi difende a spada tratta il collega senza chiaramente avere la minima idea di cosa si sta parlando [2], semplicemente perché è un collega e perché è famoso [3], e chi si scaglia senza pietà contro il vero cattivo di questa brutta brutta faccenda, la blogger senza scrupoli che ha denunciato il fatto.
Questo, unito a un’attitudine genuinamente omertosa, dà origine su vari forum e blog tipo quello di Recchioni a una serie commenti che fanno accapponare la pelle, da cui emerge il ritratto di una spudorata massoneria, di una grettezza e di una pochezza che francamente non mi aspettavo, dove domina la mentalità che “i panni sporchi si lavano a casa propria”.

Ma il blogger in questione prima di mettere alla berlina il lavoro, non poteva contattare prima l’autore per avere dei chiarimenti, visto che poi lo ha fatto.?

la corsa al linciaggio al disegnatore (quando comunque lil suo lavoro “oltre” a quelle vignette incriminate l’ha fatto ed è notevole) con tanto di prove fotografate è davvero una esagerazione, e non ne trae beneficio nessuno.

io posso esprimere la mia opinione personale su ciò che ho fatto io, non mi metto a giudicare l’operato degli altri, farne un articolo su un blog che rimarra’ lì a disposizione di tutti quelli che vorranno farsi due risate

la cattiva intenzione sta nel comprarsi gli albi, fotografare le vignette incriminate e cercare, impiegando molto tempo, le vignette originali per poi “sputtanare” l’autore. [...] Tutta questa mole di lavoro per “beccare” uno che il suo discreto mazzo comunque se l’è fatto.

il problema non si risolve denigrando il lavoro di un altro disegnatore.

And so on. Il mio rammarico più grande è non essere riuscito a trovare anche mia nonna che diceva “non sta bene”, ma forse non ho cercato abbastanza.

Chi ha meno faccia tosta minimizza, giustifica e cerca attenuanti.
per qualche vignetta…
la Panini lo ha costretto…

e poi, all’improvviso, il lampo di genio da cui scaturisce il compromesso: va bene, ha copiato. Ma Miyazaki.
Perché Miyazaki è Il Maestro, è Dio, è Madre Teresa che moltiplica gli assoli di chitarra di Carlos Santana a Woodstock per sfamare i bambini dell’Isola che non c’è. Con Miyazaki puoi dire cose come

Giuseppe Ferrario ha compiuto un’operazione convinta, di ricostruzione di un’estetica di riferimento. Ha ricreato, ispirandosi a Miyazaki, la grammatica visiva necessaria per rappresentare il mondo della scrittrice, nella glossa fumettistica di Recchioni.

Provate a fare lo stesso discorso con Naruto senza scoppiare a ridere. O con gli Ultimates della Marvel. O con 100% Fragola.
Miyazaki è Miyazaki, nessuno ti può biasimare se ti piace, se lo prendi ad esempio e poi ti lasci un po’ trasportare. Insomma, a chi non è mai capitato di star copiando un disegno perché colpiti dalla forza espressiva del tratto del Maestro e poi, nella foga, aprire photoshop e ritagliarsi uno sfondo o due che fanno sempre comodo?

E’ Miyazaki, fa atmosfera.
Sulle altre “fonti” si fa finta di niente.

La Gilda si barrica allora dietro la storia che “non spetta a noi giudicare” o “chi è senza peccato…”.
Bene, eccomi – dice un lettore che non detiene una cattedra alla scuola del fumetto – io sono senza peccato, per forza, non sono mai stato pubblicato. posso criticare?
“No tu non puoi perché sei il solito aspirante frustrato che getta fango sugli altri perché è invidioso” rispondono i fumettisti con l’aria strafottente e boriosa di chi deve essersi in qualche modo convinto che “fumettista” si pronunci come “fare parte dei Rolling Stones e scoparsi Scarlet Johansson mentre si fa partire il juke-box con un pugno”, anche se la ciliegina passivo-aggressiva sulla torta del FAIL è il mitico, inimitabile e inevitabile, puntuale come la morte e il diploma in un liceo artistico, “se non vi piace il fumetto, non compratelo”.

Molti, dicevo all’inizio, hanno preso parte alla discussione senza neanche vedere le famose tavole, sicuri com’erano dell’innocenza del buon collega contro “i soliti otaku fissati”, ma quando poi lo fanno ne escono sconvolti:

“Ho visto il blog dove ci sono le puntualizzazioni e rimango perplesso della mole di lavoro che ha fatto l’autore del blog per denuciare sta cosa”

COM’E’ POSSIBILE IN NOME DI DIO CHE UNA RAGAZZA DI SOLI 17 ANNI ABBIA FATTO TUTTO QUESTO?!?!?!?!?
Non è possibile, deve esserci un secondo fine, è chiaramente in corso un complotto. Forse la CIA, forse la DeAgostini, diretta concorrente della Panini, che ospita il forum su cui è stata discussa la magagna, forse i nazisti dell’Illinois…

Abituati a trattare con gli appassionati da dietro il bancone del loro stand a Lucca, possibilmente su un trono, o dalle cattedre delle scuole di fumetto, non riescono a capacitarsi di come internet metta tutti sullo stesso piano e una ragazzina che 10 anni fa non l’avrebbe cagata nessuno alzi la testa e dica “no cazzo, non mi potete prendere per il culo”.
Ritengono gli otaku più giovani e più svegli di loro dei cattivi interlocutori, internet uno luogo non adatto alla discussione, dicono che queste cose non vanno risolte sui blog. Perché?
A parte che non fanno mistero che se fosse dipeso da loro la faccenda si sarebbe risolta senza renderla pubblica, che l’ultima volta che ho controllato non era proprio una cosa di cui andar fieri, ora, se secondo La Gilda denunciare pubblicamente una cosa che è a tanto così dall’essere una truffa non sta bene, se quando uno si incazza perché si sente preso per il culo da un artista o da una casa editrice e manifesta dissenso è OMG LA GOGNA MEDIATICA, il problema mi sa che è un altro.

Negazione, patteggiamento, rabbia e deliri complottistici in ordine sparso, e gente che non sa che battere su un tasto: l’età, il curriculum, il numero di nomi di artisti di-culto-ma-non-famosi che riescono a elencare senza prendere fiato. La morale è che loro hanno ragione ma se non sei un fumettista non puoi capire.
Capisci che lo show è finito quando si attaccano alla mancanza di valori di questi giovani d’oggi e al fatto che si firmano coi nick invece che con nome e cognome: ancora una volta una discussione in cui uomini adulti danno in escandescenza perché i ragazzini che li stanno ownando si chiamano ~DarkNemesis92~ traccia una linea di demarcazione netta e sconfortante che divide spietatamente chi fa gli smile col naso :-) e chi ha meno di 40 anni.

Da piccolo guardavo al mondo del fumetto con sguardo sognante e occhi sbarluccicosi, mi sembrava la cosa più figa del mondo dopo Optimus Prime, e Optimus Prime era piuttosto figo ai tempi, ma poi arrivava sempre qualcuno a dirmi è un sottogenere, non produce cultura, non è Arte.
Oggi ho imparato che quello del fumetto è un ordine massonico di fighette isteriche che più o meno segretamente disprezza il proprio pubblico. Egocentrici convinti che il mondo si divida tra loro e quelli che sognano di essere come loro, un circolo chiuso che o ne fai parte o non esisti composto da personaggi che si credono al di sopra dei sospetti, della legge, dell’obbligo di scusarsi se fanno una cazzata, terrorizzati da tutto ciò che è più giovane o più alla moda di loro.
Il bambino che è in me dopo tanti anni di soprusi e discussioni finite in lacrime grida vittoria: finalmente ha le argomentazioni per sostenere che anche chi fa fumetti è indiscutibilmente Un Artista.


[1] pur contravvenendo alla regola di non linkare mai blog più trendy del mio, non si può parlare delle Cronache del Mondo Emerso e del lavoro di Licia Troisi in genere senza aver letto l’accurata e imparziale analisi che ne fa Gamberi Fantasy.

[2] il che dà origine a saggi di umorismo involontario impagabili come questo

[3] oh, sia chiaro, Ferrario è anche bravissimo, quello che disegna col suo stile, che chiaramente non è manga, spacca il culo ai passeri. Il che, non riesco a credere ci sia davvero bisogno di specificarlo, non fa automaticamente di lui una persona onesta.

April 7th, 2009 » ciccionerd gentemanga     

Niente patente per Goku e Piccolo

Se c’è una cosa di cui NON si potrà MAI dire che “è diventato commerciale dopo il film” quella è sicuramente Dragonball, eppure complice una perenne crisi di idee, a giudicare dal numero persino più alto del solito di puttanate che sforna l’animazione giapponese, ma anche e soprattutto economica, che impone di puntare su successi sicuri (infatti ecco che arriva anche l’anime rifatto di Full Metal Alchemist a distanza di tipo tre settimane da quando è finito quello vecchio) invece che investire su, chessò, idee nuove… beh, non c’è un modo indolore per dirlo quindi lo dirò e basta: rifanno Dragonball Z.

Siccome mi sono informato approfonditamente sull’argomento, dove “informarsi approfonditamente” significa “ho chiesto a mio fratello”, posso dirvi che pare che abbiano semplicemente preso l’anime vecchio datato 1989, pulito l’immagine, ricolorato tutto ed eliminato un po’ di filler. Se una cosa del genere fosse arrivata non so, otto anni fa, avrei detto che avevo vissuto fino ad quel momento solo per quello, ma ora come ora il tutto mi appare come una bieca operazione fatta di fail e mancanza di onore.

Certo il fatto che le quattordicimilacinquecentotrenta puntate dell’anime originale verranno condensate in un modesto centinaio dovrebbe riempirmi di gioia per principio, e invece è proprio questo il problema perché insomma, non è che fai le cose e poi dopo vent’anni non ti prendi più le tue responsabilità: sei un vigliacco se mi togli l’episodio di Goku e Piccolo che prendono la patente, che se permettete a casa mia è la ragion d’essere di Dragonball Z.