fuckantastic

ecco la prova che l’anima esiste: è quella cosa che senti morire dentro di te ogni volta che vedi questo video (eppure non riesci a smettere)

October 31st, 2009 » la faccia come il culo     

Il leader è grande! Il leader ci ama! Lunga vita al leader!

serialmoment/3 – top 5 barneysodes

September 22nd, 2009 » troppa tv fa bene     

Il ritorno di How I Met Your Mother sugli schermi della CBS, e quindi sulle sempre più snob ed elitarie pagine di Serialmente, mi costringe a prendere in mano i vecchi episodi e cercare di ricordarmi i motivi per cui questo telefilm una volta mi piaceva.
Ci sono riuscito, ma la cosa più importante è che visto che avanzava tempo ho anche stilato la classifica dei 5 migliori episodi su Barney (Neil Patrick Harris). Era una vita che volevo farlo, that’s so High Fidelity!


5) Murtaugh (s4e19)
omaggio-parodia degli action movie col poliziotto nero brontolone e il bianco giovane e casinista: Ted compila una lista delle cose che è troppo vecchio per fare e Barney si impegna a farle tutte entro 48 ore per dimostrare di essere ancora figo. Nulla di eccezionale, infatti sta all’ultimo posto, ma è uno dei pochi episodi della pessima quarta stagione che riguardo con piacere. L’esigenza di una puntata Berneycentrica viene anche dal fatto che a) NPH era praticamente l’unica cosa decente quell’anno e b) tre quinti del cast erano inservibili a causa di gravidanze e brutti tagli di capelli.

I must say, there’s something admirable about the way Barney wants to stay young at heart.


4) World’s Greatest Couple (s2e05)
Senza più un tetto sopra la testa, Lily si trova costretta a chiedere ospitalità a Barney. Scopriamo che l’appartamento in cui vive è concepito per scoraggiare qualsiasi donna si porti a letto dal trattenersi un solo minuto più del dovuto, come dimostrano l’asse del water che non si abbassa, il porno in bella vista, la katana e la divisa da stormtrooper. Ma forse fingersi sposato può rivelarsi una strategia ancora più efficace.

Barney, you’ve clearly got some serious mother issues that have left you the emotional equivalent of a scavenging sewer rat. But, in my other apartment, I would be living with an actual scavenging sewer rat, so you win.


3) Zip, Zip, Zip (s1e14)
Ted è impegnato nella sua lesbian relationship (poiché sta con una ragazza da tre settimane e non hanno ancora fatto sesso, il che fa di lui una donna) e Barney chiede a Robin di fargli da “wingman”. La serata prende una piega inaspettata e un invito a “giocare a battaglia navale” viene frainteso.
In questo episodio è solo materiale per una gag, ma tempo un annetto il fandom si convincerà che mettere Barney e Robin insieme potrebbe essere cosa buona e giusta, tempo quattro anni e se ne accorgeranno persino gli autori.

- I was this close to being a huge slut.
- Slut would have been better, but I’ll settle for bro.


2) The Bracket (s3e14)
Tutti i tentativi di abbordaggio di Barney vengono sabotati da una bionda misteriosa. Barney si convince di essere perseguitato da una delle tante donne a cui ha spezzato il cuore, quindi indice un campionato a eliminazione per stabilire a quale abbia fatto il torto peggiore e individuare la sabotatrice, va infine a cercare le quattro finaliste per chiedere loro scusa ma le cose non vanno come ci si aspetterebbe.

I’ve spent the last two days trying to remember every girl that I’ve slept with and all the horrible things that I have done to them, and I have done some horrible things, I mean, at one point, I’m pretty sure I sold a woman… I didn’t speak the language, but I shook a guy’s hand, he gave me the keys to a Mercedes, and I left her there.


1) Game Night (s1e15)
Una videocassetta proveniente dal 1998 porta alla luce insospettabili verità sul passato di Barney, che accetta di svelare agli amici il suo più umiliante segreto a condizione che ognuno di loro racconti qualcosa di altrettanto personale e imbarazzante.
Primo episodio Barneycentrico della serie, apologia di un uomo che ha abbracciato il lato oscuro and is cool with it, trionfo dell’awesome e di un umorismo che non cede mai il passo al politicamente corretto.

Believe it or not, I was not always as awesome as I am today.

La Vita Bellissima – Series Premiere

September 21st, 2009 » troppa tv fa bene     

O HAI.

Continua serratissima la tacita sfida tra me e Violetta Bellocchio a chi guarda la peggior cazzata e la rimpiange più amaramente: oggi tocca a The Beautiful Life.
(lei è in vantaggio perché si è spippata anche Melrose Place 2.0 ma io ci sto guadagnando di brutto in salute mentale. credo.)

The Vampire Diaries – SERIES PREMIERE

September 14th, 2009 » troppa tv fa bene     

…sospetto che ci sia altro nella vita oltre ad essere dei vampiri belli belli belli belli in modo assurdo.

…ma d’ora in poi lo SHIELD chiederà consulenze al commissario Basettoni?

September 12th, 2009 » ciccionerd gentemanga, cineocchio     

In molti, di fronte alla pur rilevante notizia dell’acquisto della Marvel Comics da parte della Disney, hanno evitato di farsi trascinare dall’isteria collettiva, mantenendo invece il sangue freddo e giudicando la faccenda con calma e oggettività. Questo post è a beneficio di tutti gli altri.
Visto che finché ve lo dicono i professionisti e gli esperti del settore non ci credete, proverò a dire io la stessa identica cosa: non succederà niente, quindi, per l’amor di Dio, BASTA temere che sangue e parolacce spariscano dalle storie del Punitore, BASTA battute “ma adesso il Dottor Destino assumerà come scagnozzi la Banda Bassotti?” e BASTA con le fanart di Topolino vestito da Wolverine e Pluto da Galactus, avevano rotto il cazzo il giorno prima che iniziaste a farle.

Un grande gruppo ne compra un altro, succede nel mondo degli affari qualcosa come una volta la settimana.

La Walt Disney Company è una delle più grosse multinazionale del mondo (forse la più grossa): a parte i più ovvi parchi e canali monotematici, possiede migliaia di altri marchi, prodotti, case, città, nomi di automobili, fabbriche di sigarette, pozzi petroliferi e compagnie che a loro volta posseggono altri marchi, prodotti, case, città, nomi di automobili… Troppe cose per poter esercitare una sensibile influenza su tutte, se c’è veramente il desiderio di esercitare un’influenza e non si limita a incassare il pizzo alla fine di ogni mese.
Non ha cambiato la programmazione dell’ABC, che trasmette Lost (fareste vedere a vostro figlio Lost? sì, per punirlo), Grey’s Anatomy (la protagonista è un’enorme vagina) o sit-com come Scrubs (battute sulla masturbazione in ogni puntata) o Better Off Ted (esilarante satira sulle multinazionali); non ha gettato nel fuoco i film dello studio Ghibli, lo studio di Hayao Miyazaki considerato l’anti-Disney per eccellenza, di cui detiene i diritti per la distribuzione in America; non blocca la trasmissione di History Channel, che propone qualcosa come 20 ore al giorno di documentari sui serial killer.
Ora io non sto dicendo “multinazionale buona”, sarebbe ridicolo anche solo pensarlo, ma sbaglia chi nella tabella degli allineamenti di D&D del proprio cuore insiste per voler inquadrare a tutti i costi la Disney nella casella “chaotic evil“. Neutral evil, tutt’al più.

Senza contare che quel fumetto “a misura di poppante” a cui l’isteria di massa fa riferimento non è una prerogativa della casa madre, ma anzi. Quell’universo fumettistico fatto di paperopoli, topolinie, 313 e commissari Basettoni tatuato a vita nell’immaginario collettivo di ognuno di noi è al 99% farina di artisti italiani, che salvo qualche timido tentativo di esportazione di quando in quando, gli americani non si cagano di striscio dal 1940 (non per nulla, le uniche cose che si sono comprati con un minimo di entusiasmo sono PK e WITCH, produzioni atipiche per l’italia che appunto ricalcavano, soprattutto PK, il modello supereroistico della Marvel). I fumetti alla Disney non sono mai interessati granché, se anche volessero “correggere” l’universo Marvel non saprebbero su cosa rimodellarlo.

Se c’è qualcosa della Marvel su cui la Disney vorrà mettere le mani, quella sarà la divisione cinematografica, che con le pellicole sui supereroi ha fatto negli ultimi anni imbarazzanti paccate di soldi. E anche in tal caso, cioè se “a rischio” fossero solo i film, non vedo cosa ci sia di cui preoccuparsi: la Disney possiede già la Miramax. Che, per dirne una, produce e distribuisce i film di Quentin
Fottuto
Tarantino.

E cerchiamo di arginare, già che ci siamo, il processo di beatificazione della Marvel quale paladina della libertà di espressione solo perché è stata inglobata da una azienda più family-friendly.

Se volevate battervi il petto perché oh noes la Marvel diventerà a prova di bambino
e metteranno la museruola a Warren Ellis potevate farlo quando la politica antifumo di Joe Quesada (attuale e sgraditissimo editor in chief) ha fatto sparire sigari e sigarette a gente come Gambit, Nick Fury e Wolverine, quando dalle parolacce censurate si è passati a non mettere proprio le parolacce, quando gli strascichi della “No Gays in the Marvel Universe” policy datata 1980 hanno impedito che si vedesse una sola coppia omosessuale fino al 2006, quando la linea editoriale dell’Uomo Ragno è diventata azzerarne ciclicamente la continuity (l‘ultima, in ordine cronologico, imbarazzante trovata vede l’Uomo Ragno fare un patto col diavolo per resuscitare zia May (!!!), a condizione di rionunciare al suo matrimonio (???). WTF da tutte le direzioni) e rinarrarne a cadenza regolare le origini ririririproponendo sempre gli stessi cattivi per essere sicuri oltre ogni dubbio che le nuove generazioni che l’hanno visto al cinema possano cominciare a leggerlo senza fare fatica.

Gli sbudellamenti del Punitore o la prosa “colorita” di Warren Ellis (che comunque è sempre stata più colorita quando lavorava per conto suo o per la DC) correranno, con molta probabilità, gli stessi rischi che correvano prima.
Perché mai la presenza della Disney in un binomio creativo dovrebbe significare “censura”? Guardate Kingdom Hearts, produzione nippo-americana realizzata in tandem con la favolosa SquarEnix: coppie gay come se piovessero (e un menage-a-trois quasi canon) con la benedizione di “re” Topolino.
Ad autocensurarsi e rincoglionire le storie la Marvel ci è sempre riuscita perfettamente anche da sola.

soffocare ma non troppo

September 6th, 2009 » cineocchio, club del libro     

Tutte le volte che si parla di trasporre su pellicola un romanzo di Palahniuk la gente ha questa strana tendenza a correre in circolo agitando gli arti e gridando all’impresa impossibile no-Palahniuk-è-troppo-folle, quando a me i suoi libri, soprattutto i primi, sembrano fatti apposta per il cinema.
Fight Club (1999) mi da ragione, Soffocare (2008) purtoppo mi dice “taci idiota”.

In realtà Soffocare sarebbe una robetta piuttosto insulsa anche al di là del suo fallimento come trasposizione, non foss’altro per il fatto che pare girato negli stessi set di Paso Adelante e con lo stesso telefonino; ma è il suo rapporto anale non protetto con il libro, la personalissima interpretazione di Clark Gregg, regista e sceneggiatore (e attore, che si ritaglia una parte a cazzo di cane gonfiando un personaggio che nel romanzo appariva di striscio), per cui se si intitolava “Soffocare” invece che “storia di uno che scopa molto, lol” era solo questione di punti di vista, che gli dà il colpo di grazia.

Non esattamente un successo di pubblico e critica, serpeggia però tra chi l’ha visto un parere complessivamente positivo che è più o meno “ci prova, non ci riesce al 100%, ma almeno è onesto” e questo mi lascia perplesso (o mi fa incazzare, nel caso in cui un giudizio così magnanimo venga da quelli che Fight Club lo bocciano in toto perché c’è Brad Pitt e, sai com’è, Brad Pitt è bello quindi è commerciale) perché nel modo con cui Gregg salva solo le parti del romanzo più superficialmente “Plalahniukiane” mentre ripulisce tutto quanto potrebbe essere troppo ostico per lo spettatore medio, ci vedo tutto tranne che l’onestà.
Dove il libro descrive la madre del protagonista devastata da una malattia degenerativa, il film sfodera la solita arzilla vecchina da film che guarda il culo agli infermieri e fa giusto un po’ di fatica coi nomi; la sessodipendenza è ridotta a un superficiale “sono triste perché faccio sesso senza amore (ma adesso trovo l’amore e tutto si risolve)”; il personaggio di Paige, la dottoressa/paziente, viene ammorbidito e banalizzato da una serie di omissioni e uno spiegone non richiesto, posticcio e singolarmente lame (manca cioè l’esilarante delirio sci-fi sui viaggi nel tempo e il DNA di Victor per curare una pandemia nel 2500, in compenso Paige “giustifica” il suo ricovero in un’ospedale psichiatrico raccontando di essere una studentessa che ha avuto in crollo nervoso perché l’hanno bocciata a un esame. WTF?); l’intera parte, spassosamente blasfema, in cui Victor si convince di essere il Messia è praticamente appena accennata.
Ah, ma parla di sesso in modo esplicito, e la regia è minimale e l’inquadratura è sporca quindi il film NON E’ PATINATO, non è una di quelle cose ipocrite hollywoodiane.

Non ho un’idea ben chiara del finale — a quel punto ero già in shock anafilattico — ma credo che ci fosse Sam Rockwell (o chiunque lo doppi nell’edizione italiana che, sono pronto a scommettere, ha fatto la sua parte nel rendere Soffocare una cagata inguardabile) in versione voce narrante che spiegava come l’amore e la buona volontà mettano a posto ogni cosa.

Straconsigliato a chiunque collezioni Palahniuk perché è figo e postmoderno e [aggettivo random a scelta] e ne parlano bene tutti i blog giusti: troverà il film è crudo e irriverente come il romanzo da cui è tratto, e sosterrà strenuamente che è folle e dissacrante perché mostra tette cadenti e non ha paura di dire cazzo e figa.
Astenersi invece chiunque sia andato oltre la terza di copertina, e speriamo bene per Survivor che parla di religioni organizzate, sessuofobia e aerei dirottati, tutti argomenti estremamente popolari che qualsiasi produttore spera di poter trattare almeno una volta al mese.